L’ Impresa Sociale in aiuto del turismo locale

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L’impresa sociale può essere sempre più un volano per il turismo locale, a patto che si lavori in sinergia con il territorio e si accettino le sfide dell’innovazione.

Un modello unico, storie di successo di chi ce l’ha fatta e bandi regionali ed europei: ecco su cosa può puntare un’impresa non profit.

Di Cristina Maccarrone

Se non sapete dove andare in vacanza ma sapete già che non avete intenzione di lasciare l’Italia, e che volete anzi conoscerla meglio, vi sarà capitato forse di imbattervi online su Trame d’Italia. Un portale in cui si trovano itinerari turistici diversi dal solito: andare in Lunigiana, per esempio, per lavorare la pietra arenaria con un artigiano o imparare come si prepara la farina in un mulino ad acqua. O avere la possibilità di visitare il palazzo del Conte Sannazzaro Natta nel Monferrato e conoscere da vicino come avviene la produzione dei krumiri (biscotti tipici di Casale) e i segreti del celebre tartufo.

Come mettere a sistema il patrimonio culturale d’Italia
Sono solo alcuni dei percorsi esperienziali che vengono per l’appunto venduti su Trame d’Italia, che è anche e soprattutto un’impresa sociale nata qualche mese fa, che si propone di mettere a sistema il patrimonio culturale diffuso d’Italia.
Vendendo sì gli itinerari, ma anche favorendo la conoscenza di territori italiani poco noti al grande pubblico o di cui magari sono evidenti solo alcuni aspetti e, ovviamente, facendolo in sinergia con chi in quelle zone vive e lavora.
Questo è solo un esempio di quanto un’impresa sociale possa fare per aiutare il turismo locale. Anche grazie alle sue caratteristiche, che la rendono diversa dall’impresa tradizionale.

Cosa si intende per impresa sociale
“Un’impresa sociale infatti opera in settori come l’assistenza sanitaria e sociale, l’educazione, la tutela dell’ambiente, il turismo sociale”.

Intanto perché non persegue fini di lucro ma di interesse generale. Un’impresa sociale infatti opera in settori come l’assistenza sanitaria e sociale, l’educazione, la tutela dell’ambiente, il turismo sociale ecc… Tutto quello che normalmente rientra nella voce “terzo settore”.

Imprese che hanno tra le loro caratteristiche il fatto di potere avere fino alla metà del personale composto da volontari, oltre alla responsabilità limitata dei soci (rispondono per le quote possedute e non con il proprio patrimonio). E che allo stesso tempo devono rispettare determinati requisiti come: coinvolgere nella gestione sia i lavoratori che i destinatari delle attività, la maggioranza degli amministratori deve essere anche socia e gli utili non possono essere redistribuiti tra i soci, ma devono essere impiegati per le attività dell’impresa stessa o per contribuire al suo patrimonio.

Imprese sociali possono essere associazioni, fondazioni, comitati, consorzi o cooperative, così come società di persone e capitali che, come detto sopra, non abbiano fini di lucro.

Quante imprese sociali ci sono in Italia
Una formula che per altro è molto diffusa in Italia anche se, rispetto agli anni passati, si sta assistendo ad un’inversione di tendenza. A confermarlo sono i numeri diffusi l’11 luglio scorso dall’Osservatorio Isnet, giunto alla sua XI edizione, sulle imprese sociali in Italia.

Da un lato emerge che il maggior numero di imprese sociali si trova al Sud (50%), seguito dal Nord Est (20%), Nord Ovest (18%) e Centro (12%). Dall’altro viene fuori che, dopo un periodo di 5 anni contrassegnato da un miglioramento, nell’ultimo anno si registra un cambiamento repentino.

Sono aumentate del 4,5% le cooperative sociali in difficoltà e sono diminuite le imprese sociali che prevedono incrementi del personale, anche se la maggior parte di esse garantisce livelli di stabilità. Il 78,2% delle organizzazioni prevede, infatti, che l’organico resterà invariato.

Dall’Osservatorio, inoltre, emerge un rapporto non così soddisfacente con l’innovazione. Il 70% dichiara che avrebbe potuto fare di più in tal senso e, di questo, più dell’80% dà come motivazione la mancanza di denaro, seguita dalla necessità di avere più capacità organizzativa (51,4%), oltre al sapere cogliere le opportunità (38,6%).

Perché l’impresa sociale può essere un volano per il turismo locale
“un modello in cui si garantisce sostenibilità, ma allo stesso tempo si distribuiscono equamente gli utili”.

Per sua natura, l’impresa sociale può fare tanto per rilanciare per esempio il turismo locale, specie quando “sociale” non è tanto un’etichetta quanto una vera e propria mission.

Ha dalla sua lo stretto rapporto con il territorio e con chi quel territorio lo vive. E la presenza di volontari aiuta anche molto in tal senso.

Solo chi sta sul territorio è, infatti, capace di cogliere i bisogni, proporre servizi e soluzioni e sapere promuovere al meglio il proprio contesto.

E un modello come l’impresa sociale, in cui si garantisce sostenibilità, ma allo stesso tempo si distribuiscono equamente gli utili – che vengono destinati anche a migliorare la struttura stessa – può fare molto in tal senso.

Un’impresa sociale però deve indubbiamente sapere cogliere le sfide dal punto di vista dell’innovazione – e in un settore come il turismo ce ne sono tante e continue – e soprattutto sapere elevare la propria capacità imprenditoriale e organizzativa, magari creando sinergie, anche con l’estero, aumentando così la propria capacità competitiva. Andando quindi oltre la riforma del Terzo Settore approvata nel luglio 2017.

In questo, un ruolo strategico è rappresentato dalle BCC che, insieme alle imprese sociali, devono fare fronte comune per dare vita a una nuova mutualità, come dichiarato da Stefano Boffini, responsabile area sociale BCC Cassa Padana e Giuseppe Guerini, presidente Federsolidarietà- Confcooperative in un articolo uscito su Vita nel gennaio scorso.

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Alcune storie di successo
E che l’impresa sociale possa essere un volano per il turismo, lo dimostrano alcune storie di successo. Non solo Trame d’Italia, ma anche altre imprese e aspiranti startup che da Nord a Sud si stanno ritagliando un loro spazio.

Da richiedendi asilo a ristoratori etnici a Venezia
Partendo da Nord Ovest, una bella storia è quella di Orient Express I e II e del più recente Africa Experience con sede a Venezia. Sono tre società di ristorazione etnica, nate a partire dal 2012 (l’ultima è del 2016) che mostrano il risvolto positivo delle migrazioni. Anzi, di come rifugiati politici e richiedenti asilo possono dare un loro singolare contributo al turismo locale e alla ristorazione.
Le tre società nascono con l’idea di rendere significativa e diffusa la memoria di quel viaggio della speranza che i fondatori, ma anche chi ci lavora, hanno compiuto partendo dall’Africa e dal Mediorente per arrivare fino a Venezia e di farlo attraverso il cibo, con dei piatti che ripercorrono quell’itinerario. Un mix tra la cultura culinaria dei Paesi di provenienza e quello che li ha adottati: l’Italia.
Nuovi saperi, nuove esperienze sensoriali e la continua collaborazione con centri di accoglienza e comunità, caratterizzano queste 3 società che hanno 3 ristoranti e 1 take away.
Ogni società è composta da 10 soci, ha 16 dipendenti e 9 stagisti (scelti appunto tra richiedenti asilo e soggetti svantaggiati) e la logica che sta alla base è che ognuno di loro possa abbandonare lo status di migrante e diventare un socio.

Il primo albergo etico in Sicilia nasce a Modica
Dal Veneto alla Sicilia la distanza può sembrare tanta e invece l’obiettivo è lo stesso: far stare bene e dare un futuro a chi vive una condizione di svantaggio. Si chiama “La casa di Toti” ed è, o per meglio dire sarà, il primo albergo etico nato in Sicilia con sede a Modica, provincia di Ragusa. Obiettivo è di far partire entro il 2019 una struttura turistica, grazie a donazioni di sponsor, imprese e crowdfunding, accanto alla villa settecentesca della famiglia Toti (già struttura ricettiva) in cui a lavorare insieme ad altri operatori saranno 8 ragazzi con disabilità tra i 18 e i 30 anni.
Un modo per conciliare impresa sociale, turismo e occupazione visto che la struttura sarà in cohousing e che i ragazzi vivranno insieme. Nasce tutto dall’idea di Muni Sigona che è mamma di Toti, ragazzo autistico di 20 anni e dalla concretezza del padre Michele per pensare al “cosa ne sarà dopo di noi” e allo stesso tempo accogliere turisti “dal cuore grande”.

Puntare sull’accoglienza mediterranea a Palermo
Sempre, in Sicilia, ma stavolta a Palermo, è stato finanziato dal Bando Immigrazione e da Fondazione con il Sud il progetto “Voci del Verbo Viaggiare – Accoglienza mediterranea” che con 300mila euro farà nascere una startup sociale per favorire l’integrazione socio-lavorativa di migranti e non, tra i 18 e i 35 anni e proporre un tipo di turismo diverso dal solito.
La startup offrirà infatti prodotti di “accoglienza mediterranea”: dalla gestione di alloggi turistici, passando per i tour esperenziali, le cene narrative, l’home cooking e infine la creazione di un Museo diffuso delle migrazioni.

Bandi per imprese sociali: Marche, Sud e innovazione blockchain
Restando in tema di bandi per imprese sociali, da segnalare è il terzo Por Fesr 2014-2020 emanato dalla Regione Marche per favorire la nascita, il consolidamento e la crescita delle imprese sociali nelle zone colpite dal terremoto. A disposizione 6 milioni di euro e le domande possono essere presentate dal 20 settembre al 30 ottobre.
C’è poi il bando Cultura Crea rivolto a imprese e soggetti no profit per il settore culturale e turistico che operano in Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia. 107 milioni per supportare la nascita di nuove imprese, consolidare e sostenere progetti di soggetti economici già esistenti nella filiera culturale, turistica e dei prodotti tradizionali e tipici. Previsto un finanziamento agevolato a tasso zero e contributo a fondo perduto sulle spese ammesse. Le domande sono da presentare a sportello fino ad esaurimento fondi.
Infine, non è strettamento legato al turismo, ma riguarda le imprese sociali, il bando Blockchain for Social: 5 milioni di euro (divisi in premi da 1 milione ciascuno) per quegli imprenditori sociali che hanno in mente una soluzione altamente innovativa ed alto impatto sociale che utilizzi la blockchain.

Fonte : http://www.nelcuoredelpaese.it/storie/lorto-che-ci-piace/

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